Il
matrimonio è una convenzione anzianotta e anacronistica, il mondo moderno,
almeno quello occidentale, porta quasi fisiologicamente alla separazione. Il
fatto che alcuni individui testardamente continuino a insistere, non significa
che all'interno della coppia non ci sia una separazione di fatto, per quanto
riguarda sogni, ideali e semplice pratica quotidiana.
Eppure la
comodità di crederci non più soli è una convenzione che può giustificare e confortare
un trito meccanismo, che però tira abbastanza e non è sempre e necessariamente un
inganno.
Per esempio
io e mia moglie stiamo insieme e ne sentiamo un giovamento più o meno continuo,
una cosa che non sappiamo spiegare nemmeno noi, forse non ce n'è neanche
bisogno, ma a volte ce lo chiediamo, all'interno di un cervello singolo, o di
un dialogo a due, oppure parlandone con amici e amiche. La soluzione è fatta di
tutto e di niente: alcune coppie funzionano, altre fanno solo finta, ma anche
nella finzione il conforto c'è, non sempre minore, spesso illusorio, ma è
presente anche lì e le fantomatiche ma debite proporzioni fluttuano, si posano,
succhiano il nettare come api da un fiore.
Anche tra gli animali esiste questa monogamia, non è una regola, forse è un'eccezione, ma c'è e quando si vede ci fa tenerezza, soprattutto quando nella vita lo auspichiamo, ma non ne siamo tanto capaci.
La famiglia
però comincia a esistere quando la coppia deve rendere conto a un terzo, il
cosiddetto figlio. E qui casca l'asino, se era riuscito a stare in piedi fino a
quel momento.
Mettere al
mondo degli ulteriori esseri umani è un meccanismo meraviglioso, da una parte
teorica, ma da quella pratica ne può scaturire un inferno, un grappolo di
pericoli bilaterali, nel migliore dei casi. E tutto quello che c'è intorno, che
è sempre più marcio e insensato, non aiuta certo a sbrigarsela meglio, anzi. Noi
non abbiamo voluto figli, ma attorno a noi ci sono tanti che hanno tentato e
ritentato senza riuscirci, altri che ci sono riusciti, ma che se ne sono
pentiti, altri ancora che ne sono orgogliosi, ma i figli un po' meno, a volte
anche assai.
Per quanto
riguarda noi, prima ero io che non volevo. Poi, quando mi sono convinto, lei
aveva perso la volontà, e dopo ci siamo trovati vecchietti, anche se da noi si
chiama incomprensibilmente mezza età, come se la gente vivesse immancabilmente
un secolo.
L'epoca che più mi garba è la preistoria, sia
per l'elasticità dei limiti temporali, che per la mancanza di regole e leggi,
per l'ampio spazio disponibile per ipotesi - eventuali e potenziali spiegazioni
per quello che è successo dopo - e soprattutto per la totale assenza di
politica e guerre.
Se il
genere umano esiste da 3 milioni di anni o anche più, i Neanderthal sono
rimasti con noi, che saremmo i Sapiens, qualcosa tra i 70 e gli 80 mila anni,
poi si sono estinti, un po’ come i dinosauri, facendo spazio ai mammiferi.
Dicevano
che non si erano mischiati i due ceppi, ma ultimamente hanno ammesso che invece
sì. Ci sono alcuni difensori, in alcune squadre di calcio, alcuni determinati padri
di giovani fidanzate che ho avuto modo di conoscere, che anche volendo non
potrebbero negare la loro appartenenza.
Il
Sapiens, che veniva da sud era più slanciato e meno forte, forse più
intelligente, il Neanderthal che era già lì e li aspettò - meschino - a piè
fermo, era una specie di Hulk peloso e di un altro colore, meno verde e più sul
rosa, aveva la mascella assai pronunciata da carnivoro e forse era anche meno
svelto di cervello, si capisce anche dai suoi utensili che erano certo più
rozzi di quelli dei Sapiens.
Per 70.000
anni i Sapiens e i Neanderthal hanno convissuto, l'agricoltura esiste però da
10.000 approssimativi, prima gli uomini cacciavano e pescavano, le donne
intanto inventavano un allevamento e cominciavano a coltivare, ma i primi animali
domestici furono i lupi e la donna visto come facevano loro, quando si
accoppiavano, cominciò a capire anche i loro figli da dove venivano.
Lavorare è
noioso e sgradevole, non è per un altro motivo che hanno inventato la schiavitù
e il salario minimo. Perché allora l'uomo ha preferito l'agricoltura e
abbandonato la vita da nomade, perché ha preferito il lavoro massacrante della
civilizzazione al vagabondaggio attivo del Paleolitico? È qui che casca
l'asino: per causa dell'inerzia. L'uomo vuole la routine anche se la routine è
noiosa, pesante, sgradevole perché la routine gli dà la sicurezza. L'uomo
preferisce le certezze della prigione ai dubbi della libertà!
Insomma
l'avere è nemico dell'essere, ma bisogna riuscire a farli convivere. Come
l'uomo e la donna che sono opposti, complementari e a volte, purtroppo o per
fortuna, anche supplementari.
Il
problema è che la vita agricola dipende essenzialmente dalla terra cioè l'uomo
aveva bisogno di possedere la terra per ovvi motivi agricoli.
Ecco il
verbo decisivo: avere.
Fino a
quel momento l'uomo non aveva niente, il maschio non aveva nemmeno i figli,
perché i figli appartenevano alle donne.
Per più di
due milioni di anni l'uomo non ha lavorato, al massimo costruiva le sue armi
rudimentali, ma non si poteva chiamare lavoro, perché succedeva ogni tanto.
L'uomo non
aveva beni, non aveva la casa, non aveva mobili, aveva alcuni pochi utensili
personali che si portava dietro, ma se li avesse persi poi poteva costruirne di
nuovi facilmente, con quello che gli offriva la natura: una pietra da lavorare,
una lancia da affilare, insomma un bastone per farlo diventare una lancia.
Allora l'uomo cominciò ad aver bisogno di
possedere, aveva bisogno della terra per piantare, per coltivare la sua nuova
agricoltura, una casa dove abitare. In questa casa bisognava avere lo spazio
per dormire e mangiare, ci dovevano essere gli strumenti per lavorare la terra
e armi per proteggerla. Ora l'uomo aveva qualcosa, la proprietà è stata un
sottoprodotto dell'agricoltura.
I Sapiens iniziarono
a salare la carne, nelle terre fredde facevano buchi e congelavano gli animali
uccisi. Il cane, figlio bastardo del lupo, iniziò ad aiutare l'uomo a cacciare,
alcune specie si estinsero con la caccia intensiva, allo stesso tempo alla fine
dell'Era Glaciale il ghiaccio si ritirò verso i poli e aumentarono le foreste,
i grandi animali che correvano nelle praterie diventarono sempre più rari.
Con i nuovi sistemi riuscirono a mantenere la
carne per maggior tempo e allora cominciarono a cacciare in maniera più
sistematica e continua. Arrivarono a costruire fionde, arco e frecce, dei
grandi imbuti fatti di muri di pietra, dove gli animali venivano spinti e
massacrati, quando in fondo non avevano più dove fuggire, un po' come le
tonnare diventate recentemente fuorilegge.
Il Neanderthal che non pianificava ed era a
livello di tecnologia inferiore e antiquato si estinse, l'agricoltura, l'allevamento e la vita sempre meno nomade,
diventarono la normalità un po' dovunque, la proprietà fu una conseguenza della nuova vita sedentaria.
Il sesso è
una cosa da uomini, forse perché dietro c’è una caccia, un desiderio di
conquista, quasi come se fosse sbranare la propria preda.
Inutile
negare che ci siano alcune, poche, dilettanti che si sentono di fare un po’ la stessa
cosa, però è più per nervosismo e istinto d’imitazione. La donna è più madre e
regina della grotta, o capanna che sia, governante del suo territorio e
relativa prole, galline, anatre, capre e pecore incluse.
L’uomo dal
canto suo è un pavone che cerca d’impressionare la sua femmina, mostrare la sua
forza fisica, la sua fama, il denaro, il potere, la sua falsa sicurezza e alla
fine è solo una facciata e dietro non c’è niente, perché non c’è stata né
occasione né tempo per uscire da quel tunnel e farsi una pensata, per capire
qualcosa della vita e del mondo.
La
monogamia è una cosa da donne, ma oggigiorno tu che sei un uomo ti vedi
obbligato, forzato, anche tu a essere monogamo.
Oggi è
brutto non essere monogamo: non è peccaminoso, non è illegale, non è nemmeno
immorale, è brutto e non c'è bisogno di niente di più per opprimere e far
vergognare e anche schiavizzare qualcuno. Sì, ti sei trasformato in uno schiavo
della monogamia.
E perché
poi un uomo e una donna, e non due uomini e una donna, o due donne e un uomo,
come fanno per esempio gli indios in Amazzonia, in questi grandi comunità pare
che nessuno sia di nessuno, e che non ci siano pretese di questo genere, che
secondo me sono ancora assurde e generano anche malintesi e screzi, dove non
sono assolutamente necessari, la vita è già abbastanza complicata.
Perché
esiste la monogamia?
All'inizio
e per qualche milione di anni non c'erano pretese coniugali perché il
matrimonio non esisteva, non c'era nemmeno la famiglia e l'uomo non sapeva
nemmeno che per fare figli era fondamentale la sua partecipazione. Ancora oggi
tribù indigene considerano la fecondità femminile causata dalla luna piena, dai
bagni nel fiume in determinate epoche, punture di alcune zanzare eccetera.
In un secondo periodo, in queste pratiche
comunità, dato i tempi che correvano, l'uomo non sapeva mai chi fosse il
proprio figlio, se ogni donna poteva farlo con tutti. Il discorso della coppia
fissa forse è iniziato come una funzione di protezione della proprietà, da
parte della donna. L'uomo poteva continuare ad andare con le altre, ma la
coppia fissa - per questioni pratiche di eredità - era la soluzione femminile
di chi era madre e faceva i suoi primi storici passi, per la società in
cambiamento.
Per avere un esempio più recente, di quello
che invece potrebbe succedere, c'è una commedia di Eduardo De Filippo, Filumena
Marturano, diventato poi il film di De Sica Matrimonio all'italiana
con Sofia Loren e Mastroianni, anche lui Marcello.
Non si sa
se prima o dopo che l'uomo avesse capito, perché glielo aveva detto la donna,
che per fare i figli anche il suo intervento era importante.
Secondo
alcuni studiosi, è l’homo sapiens il primo essere umano con la forma della
bocca e degli organi della gola adatti a parlare.
Ciò che conta è che per mezzo del linguaggio,
gli uomini preistorici furono in grado di stabilire rapporti sociali più
complessi. Tra l’altro, essi poterono trasmettere informazioni. Per esempio,
gli adulti poterono educare i giovani insegnando loro le proprie conoscenze,
come accendere il fuoco, cacciare gli animali, curarsi con le
erbe.
Queste conoscenze poi si consolidarono e si
ampliarono nelle generazioni successive. Di conseguenza, la tecnologia poté
svilupparsi e diffondersi sempre di più.
Il fatto di poter rimanere a lungo - supportati
indipendentemente dall'erezione - nel corpo della partner sottrae tempo ai
rivali e aumenta le chance di assicurarsi una discendenza. La poligamia e la
presenza di accoppiamenti stagionali, infatti, sono fattori predittivi della
lunghezza dell'osso penico nei primati.
Non tutti sanno che come il cane e tanti
altri mammiferi, l'uomo aveva un osso nel pene, detto baculum che aveva
una sua precisa funzione.
La storia evolutiva di quest'osso, scopriamo
che iniziò a evolversi tra i 145 e i 95 milioni di anni fa. Era quindi
sicuramente presente nel più recente comune antenato di primati e mammiferi
carnivori.
Il motivo per cui poi, in alcuni discendenti
è andato scomparendo sembra legato alle modalità di accoppiamento. Nei primati,
la presenza del baculum è legata alla maggiore durata dei rapporti, essenziale
per garantire alte possibilità di generare prole nelle specie poligame, in cui
molti maschi si accoppiano con molte femmine.
Nell'uomo
le cose funzionano diversamente. Gli scienziati ipotizzano infatti che l'essere
umano abbia perso l'osso del pene quando la monogamia è emersa come la
strategia riproduttiva dominante, circa 1,9 milioni di anni fa, al tempo
dell'Homo erectus. A quel punto non c'era più bisogno di far durare la
penetrazione tanto più a lungo, e l'osso è scomparso.
Detto questo, l'amore romantico probabilmente
ha fatto i suoi primi passi nel Medioevo, in precedenza il cristianesimo aveva
condito il sesso con la colpa, aveva elevato lo spirito a discapito della
carne.
Questo
qui lo ha scritto Gisele, mia moglie, i suoi personaggi sono quasi sempre e stranamente
maschili, le donne le mette sempre in secondo piano, ma la sua è una tattica.
Mia
moglie è una di quelle che hanno studiato, ma per indole tende a non voler fare
sfoggio di cultura, io invece sono autodidatta e con la massima naturalezza
cerco di nasconderlo.
Questo
non è l’unico punto che abbiamo in comune, ma ci aiuta, specialmente a ridere
di noi stessi, che pare sia una ginnastica quotidiana piuttosto salutare nell’ambito
della vita.
Siamo
degli alternativi, inutile specificarlo, ma ricalchiamo una tendenza del mondo
occidentale?
Forse
ancora no.
Comunque
le discussioni tra di noi ci sono e a volte ci scambiamo addirittura le parti.
A volte pensiamo di essercele scambiate, ma invece abbiamo parlato tutti e due
con il cuore in mano. Insomma ci si diverte e a volte si arriva anche a dire
cose giuste, più difficilmente universali.
Sulla
Meloni per esempio io ci credevo prima, sulla fiducia, pensando a Gisele, alla
sua onestà e voglia di fare bene, agli altri e anche a sé stessa. Considerando che
con gli uomini ci avevamo provato e riprovato, ma quasi sempre fallito, le
donne invece non le avevamo mai messe veramente alla prova, a questo livello. Lei
era scettica, mia moglie e quando è venuta fuori la Schlein io avevo già perso
la mia sicurezza a priori e lei diceva che in un mondo di uomini al potere,
anche le donne si comportano come loro.
Per
cambiare ci vuole tempo?
Forse il
tempo non basta.
Insomma mia moglie è una giornalista, una scrittrice, una specie di Oriana
Fallaci di origine italiana in Brasile, tanto per capirsi. Forse però dicendo
così ho confuso ulteriormente le idee in testa di chi aveva già poca voglia di
leggere.
Qui ecco un altro dei suoi racconti, tanto per inserire nel contesto le sue
tendenze, che sono interessanti, secondo me e migliaia di lettori, non solo
brasiliani:
Quando lavoravo
come professore di materie scientifiche mi sorpresi di quanti soffrissero della
strana Sindrome del Bastiancontrario.
Se in classe mi
azzardavo a dire una cosa di cui ero obbligato a citare l’esistenza, ma di cui
ero anche certo dell’inutilità, ecco che per loro, automaticamente, diventava
la più importante ed unica questione, almeno fino alla fine della lezione.
Molti di loro se
la ricordavano anche nelle seguenti e insistevano nello spiegare per forza, a
tutti, nuove ed interessanti sfaccettature sulle quali si erano esaustivamente
documentati.
Non valeva la
pena di dargli eccessiva soddisfazione, perché allora si convincevano ancora di
più dell’importanza nascosta dell’argomento in questione.
Con il tempo
imparai a mettermi un po’ da parte e a considerare questi soggetti soprattutto
a livello antropologico.
Dopo un po’
quelli si stancavano, soprattutto se nessuno li contrastava.
Ho notato che ci
sono anche persone che se tu dici che i peperoni ti hanno fatto male, per
esempio quelli che erano sulla pizza, vogliono convincerti che era un’altra
cosa, ma non i peperoni.
Se dici che il
caffè non ti fa dormire, per loro diventerà un punto d’onore dimostrarti che
non è vero, è solo una questione psicologica.
Un mio conoscente
è convinto di essere bravo a fare i
discorsi, cosa dalla quale invece io mi sento terrorizzata. Ne è proprio
orgoglioso e quando ce n’è bisogno lo chiamano immancabilmente,
Se qualcuno gli
chiede qual è il suo segreto, dice che sono tre:
1)Prima dico
quello che sto per dire
2)Poi lo dico
3)Dopo ripeto
quello che ho detto.
Naturalmente,
poi, finita la lista dei ringraziamenti e delle ruffianate, lo scheletro del
discorso vero e proprio sono dei luoghi comuni triti e detti mille volte da
altri in occasioni del genere o anche completamente differenti, durante
conferenze o celebrazioni di qualsiasi tipo.
La maggior parte
della gente di una certa intelligenza la pensa come me, a riguardo: i discorsi
sono cose che nessuno ha voglia di fare e nemmeno di ascoltare.
Proprio ieri ho
visto un documentario sull’archeologia e anche sulla scienza in generale, in
cui gli intervistati dicevano che teorie nuove, o prove importanti che
cozzavano con tutto il precedente di quella materia, venivano accantonate e
nascoste, semplicemente perché scomode, si sarebbe dovuto mettere tutto di
nuovo in discussione.
Sono arrivato
alla conclusione che gli umani amano ingannarsi sistematicamente: prima lo fanno
con se stessi, poi con gli altri, gli altri lo fanno con loro e la verità
rimane perlopiù intoccata.
Tutto questo non
gl’impedisce certo di sventolarla come una bandiera sacra e inviolabile, ma ne
parlano come una cosa astratta, che naturalmente non conoscono e nella pratica
non vogliono nemmeno conoscere, anzi: ci stanno attentissimi a non venirne
nemmeno sfiorati.
Se si tratta di
una facciata piace a tutti, però nella sua applicazione pratica non
gl’interessa, perché è una cosa scomoda.
La verità è troppo
rigida, si capisce, invece la bugia apre un ventaglio enorme di possibilità, si
può scegliere quella che ci piace di più, quella che ci avvantaggia
maggiormente, se ne avessimo bisogno, se ne possono cambiare anche delle parti,
strada facendo.
Si sfocia di nuovo inevitabilmente
nell’antropologia, una scienza molto vasta che io posso dire d’ignorare
profondamente, ma che mi affascina.
Nella mia routine di ogni giorno, cerco di
capire gli esseri umani e meno ci riesco e più mi appassiono all’argomento.
Leggo riviste specializzate e mi studio
persino i grafici, confronto me stesso e la mia esperienza attiva nel mondo
degli umani, pratiche e teorie, parole e omissioni: assordanti silenzi.
Ogni tanto mi
chiedo come fanno le persone senza scrupoli a dormire la notte.
La risposta è nel
modo in cui certe cose agiscono dentro la mente, quindi anche nel corpo del vivente, si capisce bene
che a loro non fanno male, ma non è affatto un calcolo o una scelta comportarsi
così.
In maniera
retroattiva si riesce a comprendere, eppure non a prevenire, i meccanismi non
sono semplici e soprattutto non agiscono alla stessa maniera sui differenti
soggetti.
Sempre accanto a
me, mia moglie non condivide affatto la passione per l’antropologia
maccheronica, spesso mi prende in giro e confesso che mi ci diverto anch’io a
discutere tesi che non riesco a dimostrare nemmeno a me stesso.
Almeno abbiamo un
argomento che ci tiene impegnati, Luiza è l’unica persona con cui parlo
abbastanza, tutti i giorni, specialmente durante i pasti, la mattina e la sera
a letto.
Ci accomuna
soprattutto un determinato senso dell’humour, prendiamo sul serio tutto e
niente.
Normalmente lei
però tende a dimenticare quello che ci siamo detti, e anche la mia memoria non
è più quella di un tempo, per cui registro di nascosto le nostre conversazioni.
Il fatto è che
poi lei dice che mi sono inventato quelle cose e poi mi vengono dei dubbi anche
a me.
Non che
m’interessi di aver ragione, fino a poco tempo fa non le avevo nemmeno detto
niente, ma grazie al mio trucchetto ho potuto registrare il nostro dialogo,
avvenuto a letto, la sera verso le 22, mentre sorseggiavamo camomilla e
ascoltavamo musica classica a basso volume.
Inutile dire che
è diventato un documento storico, per quello che si è saputo dopo.
Di solito sono io
che lancio l’argomento, Luiza è più stanca, passa la sua giornata in mezzo alla
gente e ha meno voglia di parlare:
-Sai che cosa ho
scoperto oggi?
-No.
-Indovina.
-Che ne so?
-Prova a
indovinare.
-Vediamo: oggi
sei uscito, quindi possono essere successe tante cose, molte di più del
normale, di quando stai a casa, cioè nel 99% dei casi. Che non rispondi nemmeno
al telefono…
-Non è vero,
magari non mi scapicollo per arrivare in tempo… e poi a volte non riesco
proprio a comunicare con questi forsennati che chiamano per vendere qualcosa.
Se ci metto un
secondo per pensare, poi, prima di rispondere, figurati che pensano che io
abbia riattaccato…
-E a volte
riattacchi veramente.
-Nooo, e chi te
lo ha detto?
-La mia nuova
amica Xica…
-È nordestina?
-Sì, sei per caso
diventato razzista?
-No, figurati,
solo che la maggior parte di quelle che telefonano dai Call Center sono del
Nordest…
-Va bene, la
prossima volta le dico di fare un accento più Paulista…
-Così avremo
risolto anche questo caso.
Tornando a noi,
non riesci proprio ad indovinare che cosa può essere successo oggi di
sconvolgente?
-Non lo so,
lasciamici pensare in maniera logica, con calma. Oggi, io, per esempio, so che
sei andato dal dentista, non è che avevi appuntamento anche con Pedro?
-No, ma la mia
scoperta riguarda tutti e due, ma in maniera diversa, questi stimati
professionisti.
Stimati da te,
almeno, non da me.
-No, certo,
quando mai? Allora che hai scoperto? Che sei omosessuale e che da grande vuoi
fare il dentista?
-Vabbè, vedo che
stai pensando ad uno scherzo, ma invece è serio, piuttosto drammatico direi…
-Come sei sempre
esagerato… Allora, me lo vuoi dire tu? Vedi che mi sto cominciando a
preoccupare…
-Brava! Proprio
preoccupata devi essere, perché ce n’è motivo, te lo dico io…
-Mi vuoi dire
finalmente di cosa stiamo parlando?
-Sì, hai ragione,
te lo dico subito: Pedro è uno psicopatico.
-Come uno
psicopatico? Ma se è uno psichiatra…
-Infatti, questo
è il tragico della commedia della vita, della sua assurda ma a volte divertente
mistura di tragedia e commedia…
-Non dire
cretinate. E poi, come è che tu hai potuto fare una scoperta del genere? Perché
proprio oggi?
-Beh, oggi dal
dentista, ho dovuto aspettare una mezzoretta, quindi come al solito mi sono
attaccato alle riviste, ce ne erano di nuovissime, ancora cellofanate ed allora
ne ho scelta una pseudo-scientifica… non mi ricordo come si chiama, ma è una
nuova, non l’avevo mai vista.
-Una rivista mai
vista, interessante...
-SUPER-INTERESSANTE!
Ecco come si chiama!
-Bel nome,
veramente, originale e per niente sensazionalista.
-Tutte lo sono,
il mondo occidentale è diventato così, le notizie sono merci da vendere e
nient’altro.
-È vero. Quindi è
stata questa rivista che ti ha sussurrato in un orecchio che Pedro è
psicopatico?
-Non
direttamente, ma mi ha fornito un identikit sorprendentemente perfetto,
combacia troppo bene per non essere vero…
-Tu sei fuori di
testa.
-No, NOI siamo
fuori di testa, tu perché mi obblighi a queste sedute con uno psicopatico ed io
che so che non ne avrei bisogno, nemmeno se fosse una persona degna, la qual
cosa non è.
Solo perché, ora
che sono in pensione, non esco e me ne sto qui tranquillo tutto il giorno,
allora per te è un motivo di preoccupazione.
Se ci sono andato
finora, lo ho fatto per te, per farti stare tranquilla, ma ora non mi chiedere
di continuare.
-Il mondo è
rimasto uguale a prima, come te lo devo dire? Chi è diventato eccessivamente
critico sei tu, uomo perennemente in pantofole e vestaglia di raso.
-Questo lo dici
tu, vedi che il mondo è peggiorato forte, rifiutarsi di guardare le cose in
faccia non serve.
-Sei tu che ti
rifiuti di uscire, non io.
-Esco solo quando
è necessario. A che serve uscire se poi dopo ci si limita a fingere che tutto
vada bene, che niente sia cambiato?
-Quella che finge
sarei io? No, caro, bisogna cercare anche di essere positivi no? Chiudersi in
un bunker non ha senso.
Ma, aspetta un
po’, perché dicevi che SIAMO fuori di testa? Pensavo che tu insinuassi che lo
sarei stata solo io, da come sei partito…
-Infatti, ma sono
fuori di testa anch’io, solo perché ti do retta e acconsento a farmi
scandagliare il profondo del mio essere da un pazzo che magari è pure
pericoloso…
-Ma che
pericoloso? Se me lo ha raccomandato Carlos! Eppoi è l’unico disposto a fare
visite a domicilio...
-Che meraviglia!
Due motivi più che validi: ecco da chi è venuta la raccomandazione, da uno che
ha passato la vita sdraiato sul divanetto ed è diventato sempre più scemo… se
tu me lo avessi detto prima mi sarei rifiutato, stai sicura.
-Non ti è
simpatico, lo so, ma Carlos è una persona intelligentissima…
-Questo lo posso
anche ammettere, però si comporta come un idiota, da chi ha imparato non lo so,
certo che i suoi vari terapeuti sono stati capaci solo di farlo diventare
sempre più cretino.
Sembra quasi un
finocchione.
Non ho niente
contro i finocchioni autentici, intendiamoci, ma quelli che lo sembrano e
basta, per fuggire da qualcos’altro...
-Lo so, la vita
ci delude spesso, non è quasi mai come ce la eravamo immaginata…
-No, ma è
inevitabile, guarda: in alcuni casi sembra che ci si sforzi proprio perché le
cose vadano male, la maniera di cercare la felicità unilateralmente e in
maniera ossessiva porta per forza ad una profonda infelicità…
-Sì. Sì, me lo
hai detto miliardi di volte. Vabbè, torniamo a noi: che diceva la rivista?
-Diceva che lo
psicopatico non è sempre un delinquente, come tutti pensano, anche se in
prigione se ne trova la maggior percentuale, cioè il 20%.
Può essere una
persona gentilissima, manipolatrice, arrivista, che non lega con nessuno e sa
capire meravigliosamente bene i sentimenti degli altri e come sfruttarli alla
perfezione, anche se lui, lo psicopatico, non ne ha.
Ma è proprio
questo il suo trucco.
-E questo
identikit sarebbe quello di Pedro? Ma se è una persona stupenda, solare, sempre
allegro, intelligente e disponibile…
-Scusa, ma tu lo
conosci? Mi avevi detto di no...
-No, l’ho solo
incrociato un paio di volte, che però mi hanno confermato questa impressione,
chi me ne ha parlato e in termini entusiastici è stato proprio Carlos…
-Ecco, come
volevasi dimostrare.
-Cosa?
-Cencio ti dice
che Straccio è una persona eccezionalmente positiva e tu cosa fai? Gli credi?
Sono due grandi falsi, te lo dico io, solo che Carlos è fondamentalmente buono,
il suo problema è l’abbondanza di sentimenti che gli provoca una turbolenza di
confusione in testa… ma Pedro no, è sottile e a volte perfino impercettibile,
ma se solo si rende necessario ecco che ti passa addosso come un caterpillar e
ti schiaccia… e sai perché? Non ha sentimenti, ha sempre ragione lui, perché è
determinato e se si fissa che qualcosa è come dice lui e non come dici te, è
meglio che ti scansi, sennò sono cazzi tuoi… a forza di frasi e insidie verbali
ben mirate, ti mette k.o.
-Non è che invece
sei tu che esageri? Non sarebbe la prima volta. Fammi qualche esempio pratico.
-Niente di
trascendentale, sempre piccole cose, infatti non ti ho mai detto niente, ho
sempre saputo che gli psicoterapeuti hanno un carattere forte…
Però certe robe
sono indicative, lo avevo sospettato, ma ora lo so di certo.
-Allora, questi
esempi?
-Beh, come sai
noi due fissiamo gli appuntamenti di volta in volta, perché lui ha un’agenda
molto movimentata, quindi io devo stare a quello che vuole lui ed è anche
giusto, perché da pensionato posso fare quello che voglio e quando voglio, poi
essendo lui disposto a venire qui, dopo tutto, non posso avere pretese
supplementari…
-Va bene, ne
abbiamo già parlato più volte, non c’è bisogno di spiegarmi…
-Sì, scusa,
allora lui per esempio dice: ti va bene martedì alle 19?
Io dico: sì va
benissimo.
Poi lui ci
ripensa, dice no, martedì no, va bene giovedì alle 16?
Certo, sì, per me
va bene, rispondo io.
Poi magari mi
ritelefona e cambia di nuovo l’orario.
In alcuni casi è
riuscito a cambiare fino a quattro volte, data e ora.
E sempre io gli
rispondo di sì.
Bene, il giorno
prestabilito poi non viene, o viene un’ora prima, o mezz’ora dopo, o all’orario
in cui l’ora doveva terminare.
Spesso non è un
problema, per me, tanto io di fissato non c’ho niente.
Ma quello che mi
manda in bestia è che lui nega, dice che sono sempre e solo io a sbagliarmi…
-E non potrebbe
essere?
-Guarda, la prima
volta con tutta la confusione che aveva fatto mi sono ricreduto anch’io, di
quello che ne avevo pensato, ma dopo, con metodo e diligenza mi sono messo a
segnarmi tutte le volte che aveva cambiato e l’ultimo appuntamento, quello
valido…
-E allora?
-Tu lo sai che
quando io mi metto ad usare metodi scientifici ho una certa capacità… non mi
succede spesso, ma se mi sfidi divento di un’esattezza millimetrica…
-Non sempre.
-Quando è che mi
sono sbagliato?
-Quella volta che
dovevi andare a prendere Marcio all’aeroporto, per esempio.
-Ma te l’ho detto
che non trovavo la chiave di casa, che potevo fare? Uscire e lasciare la porta
aperta? O cercare disperatamente di ritrovarla? O rimanere fuori fino al tuo
ritorno?
-Va bè, sì, un
fattore esterno era intervenuto in questo caso.
-Che poi eri
stata tu che avevi preso per sbaglio la mia, quindi io ho dovuto cercare la
tua…
-Vabbè, vabbè,
ammetto che a volte faccio dei pasticci, tu sei molto più ordinato; poi, quando
ti convinci che vuoi essere scientifico, sei veramente un mostro.
Ma tornando alla
tua storia?
-Tornando alla
mia storia, non mi ricordo dove eravamo rimasti.
-Che ti segnavi
tutti gli orari metodicamente.
-Infatti, così ho
fatto, ma lui ha continuato a negare, poi ha iniziato ad inventare altre scuse:
che mi aveva mandato un messaggio con il telefonino, per avvertirmi che non
poteva venire, che aveva avuto un imprevisto.
Messaggio che io
puntualmente non avevo ricevuto, o avevo ricevuto solo il giorno dopo, o solo
qualche ora dopo…
-Ma tu perché non
mi hai mai raccontato niente?
-Bella domanda.
All’inizio mi vergognavo io per lui. Poi ho cercato di capire meglio cosa stava
succedendo.
Confesso che
all’inizio ho dubitato di me stesso, da tanto che questa storia mi pareva
paradossale.
Pensavo che
magari ero io che ero impazzito, o che Jonesco da morto mi aveva catturato e
ficcato in una delle sue opere teatrali…
-Certo che te sei
esagerato sempre, nel bene nel male…
-Questo è vero,
la colpa diventa indirettamente mia, a volte mi ci infilo tanto che ne soffro
più del necessario.
Certo molto di
più di uno che non ha sentimenti…
-Ma poi che è
successo?
-Poi ci ha provato
anche con gli e-mail: ma il trucco era lo stesso, qui ho pensato che era solo
un povero idiota, ma ancora di più lo ero io che gli davo retta.
Finché gli ho
detto che era inutile continuare, che tutti e due sapevamo quale era la realtà,
perché sforzarsi tanto di negarla?
-E lui?
-Ha tirato fuori
delle scuse così stiracchiate che si schiantavano da sole, ha cominciato a dire
che i suoi pazienti in genere facevano di peggio… cose senza senso, almeno per
me, ha perso totalmente la logica… e senza mai ammettere che aveva mentito e
pure ripetutamente, solo per non fare brutta figura…
-Beh...
-Intendiamoci,
non che siano cose di grande importanza, ma quando siamo arrivati quasi a
litigare, mi è sembrato così assurdo, che io mi metta a nudo, che io mi apra
nelle cose più intime con lui, che mi faccia dire che cosa dovrei fare da uno
che si comporta come un bambino, che inventa ramificatissime scuse solo per
evitare di ammettere di essersi sbagliato…
-Beh, se è così
hai ragione, però da questo a dire che è uno psicopatico…
-Allora leggiti
questo identikit. Secondo me combina.
La donna coi
bigodini si mette a leggere la rivista che l’uomo in pantofole, uscito dal
dentista, aveva comprato, per guardarsela con calma.
L’articolo è di
sei pagine, con varie fotografie, grafici, composizioni di figure, il tutto
abbastanza sensazionalista.
“Ci sono 69
milioni di psicopatici nel mondo, l’1% della popolazione mondiale, 20% della
gente che è in prigione, 86,5% dei serial killer.
È 4 volte più
comune trovare psicopatici nelle imprese che nella popolazione in generale.
Lo psicopatico
non ha sentimenti, ma sa riconoscere, interpretare e poi usare,
meravigliosamente bene, i sentimenti degli altri.
Mostra
ammirazione per il talento e per i punti forti della vittima. Vuole essere
visto come l’unico che veramente nota il suo potenziale nascosto.
Identifica
perfettamente le caratteristiche della personalità della vittima e finge di
condividere gusti ed interessi.
La vittima,
pensando di aver trovato finalmente un amico, gli confida i suoi segreti più
intimi, apre il suo cuore rivelando paure e speranze.
Ultimo stadio
della manipolazione, lo psicopatico crea un anello di congiunzione psicologico
che promette una relazione stabile.
È superficiale,
non gli importa dei contenuti, ma solo di come potrebbe ‘venderli’
È narcisista: si
preoccupa solo di se stesso
È manipolatore:
mente e usa le persone per riuscire ad ottenere quello che vuole
È freddo, è
razionale e calcolatore, perché ha poca attività nel sistema limbico, centro di
emozioni come paura, tristezza, disgusto.
Senza rimorso:
non sente colpa. La parte del cervello responsabile ha bassa attività.
Senza empatia:
non riesce a mettersi nei panni degli altri.
Irresponsabile:
si impegna solo in ciò che gli può portare benefici.
Impulsivo: tenta
di soddisfare le sue necessità al momento
Incapace di
pianificare: non stabilisce mai una meta a lungo termine
Imprudente: corre
rischi e prende decisioni audaci”
(fonte:
Without Conscience - Robert Hare)
Forse mia moglie non aveva tutti i torti,
sono sempre stato un po’ esagerato, sia nel correre troppo velocemente alle
conclusioni, che poi a fondarci sopra tutto il mio credo a venire.
Secondo lei non correvo alcun rischio, e alla
luce dei fatti a seguire aveva ragione lei, solo che nessuno di noi poteva
saperlo.
Intanto io non mi sentivo affatto tranquillo
e ho detto a Pedro che poteva bastare così, lui non ha protestato, credo che
abbia pensato che fosse per via dei nostri attriti.
Di questo con lui non ne ho parlato,
naturalmente, ma credevo che in questo caso fosse proprio lo psicoterapeuta che
avesse bisogno di una robusta cura, non io.
Per quanto misantropo, solitario e diffidente
sono una persona abbastanza equilibrata, almeno in vecchiaia, lo sono diventato
sempre di più e lo vedo soprattutto confrontandomi con gli altri.
Ma psicopatici si nasce o si diventa?
Non lo so, però tutto il mondo occidentale,
spinto dalla voglia di risultati, dall’assurdità di voler sempre crescere in
spazi e tempi limitati, si sta
comportando alla stessa maniera, solo che non se ne accorge.
Insomma: magari nessuno nasce cattivo, ma è
la società, quindi la vita stessa, che ti porta a delle distorsioni del tuo
carattere che a volte sono da te conosciute e persino bene, ma alle quali non
puoi sfuggire.
Che cosa era successo a Pedro Calheiros, per
diventare quello che era, non poteva essere troppo differente da quello che era
accaduto a tanti altri, che però avevano sfogato le loro magagne in modo
diverso.
Alla luce di quello che venne fuori, solo un
anno dopo, certo si poteva dire che Pedro fosse uno psicopatico, ma di un tipo
abbastanza raffinato, perché non era uno che inseguiva solo il traguardo, ma si
godeva, in una certa qual maniera, anche il percorso.
Uno psicopatico in genere vede il suo lavoro
solo come mezzo per arrivare a risultati in denaro e/o potere.
Invece Pedro amava in qualche modo distorto
ed abnorme il suo lavoro, tanto che lo proteggeva anche da se stesso, come si
capirà in seguito.
Quando ho messo in dubbio la sua
professionalità, nel caso di orari e appuntamenti non rispettati, per la prima
volta ha perso la sua sicurezza, ha inventato scuse senza senso.
Forse non volendo lo avevo colto in punto
debole.
Apparentemente era uno normale - se solo la
normalità esistesse - intelligente e tutto, arguto e affabile, forse un po’
troppo solitario, ma quello non è un crimine, sennò per primo arresterebbero
me.
Recitava a memoria, meravigliosamente bene e
senza ridere, le battute dette dagli altri, ma io l’avevo capito che era solo
un cliché, che non era tanto per divertirsi, le usava piuttosto per far credere
che lui fosse quello che voleva che gli altri credessero.
Magari il fatto che avesse un codice di
comportamento assai logico e pieno di buonsenso, nei limiti del possibile, gli
aveva permesso di agire indisturbato per anni.
La gente sarebbe voluta più volentieri
rimanere nella sua ignoranza, rispetto a questa sgradevole verità, a cominciare
da Luiza.
Ho saputo che diceva sempre che la realtà non
aveva temperatura, Pedro, quando qualcuno lo accusava di interpretarla con una
certa freddezza.
Alla fine sono rimasto antropologicamente
impressionato, se così posso dire, oltre che da tanti particolari assurdi ma
anche logici, da altri dettagli per me ancora incomprensibili.
Delle sue venticinque vittime ora si sanno
vita morte e miracoli, compresa la tecnica usata con ognuna di esse, attraverso
giornali e programmi televisivi che si fanno grassi sulla morbosità della
situazione.
La sua etica professionale comunque è fuori
questione: si è scoperto che non ha ucciso nessuno dei suoi pazienti, nemmeno
un ex.
Del movente quindi nessuno ci capisce niente,
Pedro ha massacrato delle persone di tanti tipi differenti e che non si
conoscevano tra di loro, alcune lui le conosceva, altre no.
Un serial killer colpisce una determinata
categoria, qualcuno che fa parte di un folle disegno, spesso dalla logica
complessa e distorta, ma alla fine, col senno di poi, comprensibile.
Qui sembra che le vittime siano state scelte
a caso, oppure facevano parte di quella larghissima fascia dell’umanità che non
erano mai state, nemmeno per un secondo, in cura da lui.
Era questa la loro colpa?
Abbiamo presente
l’espressione avvocato del diavolo? Beh, la mia Gisele è piuttosto un avvocato
alla diavola. Mi spiego: la concorrenza tra l’uomo e la donna, sebbene
l’integrazione sarebbe stata assai meglio, è stata una costante piuttosto
incostante, ma sempre presente nella storia del mondo emerso.
Gisele piuttosto
coscientemente, ma anche un po’ istintivamente, fa’ gli interessi delle
femmine, mette i maschi come protagonisti, ma la donna sempre in secondo piano,
poi ha la meglio, alla fine, anche in maniera retroattiva.
La scrittura e la lettura sono cose ormai
anacronistiche, la gente si butta di più sui video, forse anche per questo mia
moglie non ha avuto il successo che merita, a livello internazionale voglio
dire, in Brasile è assai conosciuta e anche come opinionista è abbastanza
famosa. Però il suo stile è un po’ complicato, le dico spesso, perché non si
racchiude in un unico genere, ma ne mischia vari e il mondo vuole catalogare
sempre tutto, con lei si trova in difficoltà.
Quello che segue è un esempio del cosa e
del come, purtroppo il dove e il quando di Gisele rimangono sempre incerti,
fluttuanti. Secondo me è questa la sua forza, non essere sempre spinti da un
partito o da un disegno di convinzione da allargare alle masse, ma il mondo del
commercio dell’arte tutto questo lo vede come un ostacolo ed è un mondo che di
artistico ha più ben poco.
L’immagine è un prodotto ormai, per la
vendita di libri, video magari di documentari e poi film.
La monogamia è
un argomento che affrontiamo spesso, nelle nostre conversazioni, ma le sue
applicazioni, pratiche e teorie le seguiamo quasi fisiologicamente per via del
fatto che viviamo in mezzo alla società e quando abbiamo provato a fare
altrimenti eravamo molto imbranati e ci sentivamo reciprocamente colpevoli
senza sapere esattamente perché.
Gli aspetti che
abbiamo trattato sono quelli più conosciuti di mia moglie Martina, ma quello
che a lei interessa di più e forse anche a me è la filosofia.
Una delle cose
che sono, per lei e per me, più interessanti sono gli usi diversi della
filosofia. Uno è il complementare movimento del minimizzare le visioni negative
e sofferenti della vita ed esaltare in contemporanea quelle più godereccie o
positive, per esempio oggi Martina stava tranquillamente bevendo un bicchiere
di vino bianco in giardino all’ombra del nespolo e alla brezza della collina, mentre
il nostro vicino a pochi metri di distanza faceva risucchiare in gola il
catarro a intervalli più o meno regolari, in modo sufficientemente schifoso,
che se lei non avesse la sua filosofia a salvarla sarebbe stata facile preda
del malumore che avrebbe distrutto il piacere dell’ozio digestivo dopo un buon pranzo
e un bicchiere di vino bevuto in santa pace, con una temperatura gradevole e
una compagnia, spero, abbastanza gravevole, la mia.
Io, che sarei sicuramente più portato a bestemmiare e a gridargli
qualcosa di estremamente becero allo scaracchiatore in questione, forse
esagerando e coinvolgendo anche tutta la sua stirpe... ma sono influenzato dal
suo comportamento, lei mi fa vedere come si fa e me ne sto buono-buono, insieme
a lei.
Qui si
potrebbe aprire un dibattito che con lei ho fatto, dalla mia parte, più volte e
non so chi abbia effettivamente ragione, perché ingollare le proprie proteste
potrebbe essere un tipo di ginnastica poi negativo per noi stessi.
Lei dice
che il segreto è non fingere, ma farsi veramente piacere le cose e le
situazioni, oppure, come in questo caso farle pesare dentro di noi per lo scarso
valore che hanno e così soffrirci meno o niente proprio.
Pensare
ad altro, per esempio alle nuvole, alle quali la gente non da’ quasi mai il
giusto valore, anche solo estetico.
In
Brasile abbiamo le migliori nuvole del mondo, dal punto di vista estetico, per
varietà e dinamicità, per i colori e i disegni che fanno in un cielo in
movimento, dove abitiamo noi, poi, sono anche piuttosto basse, qundi si possono
vedere i vari strati, la prospettiva da sotto. In aereo da sopra, oppure.
Insomma
se le guardi un po’ e ti concentri sulla tua stessa respirazione quelle ti
puliscono i polmoni e poi anche il cervello funziona meglio.
Questo suo recente racconto è stato accolto freddamente
sia dagli uomini che dalle donne.
“Mi fanno ridere
quelli che dicono che l’uomo è l’animale più intelligente.”
“L’uomo inteso
come umanità?”
“No, l’uomo
inteso come maschio della donna.”
“Ah. E secondo te
chi è allora, il più intelligente: il
delfino?”
“No, per me è
proprio la donna.”
“La donna intesa
come femmina di uomo?”
“Questa è la mia
opinione.”
Pausa, soffio di
vento all’esterno, un clacson lontano. Le riflessioni spesso non fanno rumore.
“Tu non ci
crederai, ma io ho sempre avuto l’impressione che tu mi considerassi un po’ in
ritardo, anche sulle tue teorie più semplici.”
“Beh, tu sei più
essenziale, la donna non ne ha bisogno di certe cose, a meno che non sia per
arrivare alla conservazione della specie, per quello la cultura ampia non
serve.”
“Per esempio per
simulare e dissimulare, sono sempre stata meglio di te.”
“Esattamente.”
“Eh sì.”
“In più non ti
disperdi nei meandri dei pensieri, sei essenziale e badi al sodo, io, a volte,
per capire se voglio prendere un caffè o no, ci metto una mezz’ora.”
“Comunque sia, la
tua nuova teoria m’interessa.”
“Non è nuova,
come teoria, da giovane non te la potevo dire, ora che siamo più attempati…”
“Insomma: hai
sempre pensato che le donne sono meglio degli uomini?”
“Leggendo
Bukowski, confesso, mi ero convinto del contrario, ma proprio allora ho
iniziato a pormi il problema. Eravamo alla fine degli anni 70...”
“Perché poi, da
giovane, non me lo potevi dire?”
“Perché avevo
paura che ti saresti montata la testa, chi lo sa, in un secondo momento di
perderti.”
“Ed ora non ce
l’hai più ‘sta paura?”
“Ora ho capito
che passate le pulsioni più prepotenti del sesso, saputo anche che l’orgasmo è
un trucco unicamente inventato per stimolare la procreazione, noi ci sentiamo
più liberi e tranquilli, non abbiamo voglia di infilarci in avventure, abbiamo
una certa età, perciò…”
“Ho capito, vado
a prendere una birretta. Preparati perché stavolta voglio sapere fino in fondo
tutto quello che hai da dire. Spero solo che non sia una delle tue solite
tattiche.”
L’uomo con le
pantofole sorride, arrossisce un po’, la donna coi bigodini va e torna in un
minuto.
“Io sarei pronta,
vuoi un sottofondo di musica?
“Sì, ma non
saprei cosa scegliere…”
“Ti va bene Keith
Jarrett?”
“Kölln Konzert?”
“Fatto.”
I due sono di
nuovo seduti e sorseggiano le rispettive birre, un pianoforte suona già, le sue
note lente echeggiano piuttosto ipnotiche, si potrebbe dire.
“Tutto è iniziato
quando in Africa certe foreste si trasformarono in savana, le scimmie dovettero
scendere, per andare da un albero all’altro…”
“Scusa, ma non
l’hai presa un po’ troppo da sotto?”
“Sì, ma è
necessaria un po’ di ambientazione, sai, per capire meglio come era la vita
dell’epoca…”
“Guarda: sono le
undici e mezzo, domattina devo uscire presto. Sai com’è, la gente esce di casa,
a volte. Quanto tempo è che non provi anche tu quest’emozione?”
“Ora non mi
ricordo. Però prima mi sembravi entusiasta.”
“Lo sono, ma
sbrigati che è tardi.”
“Va bene,
taglierò i dettagli.”
“Vai.”
“Dunque, allora
quello che poi sarebbe diventato l’uomo, iniziò a camminare eretto, a muoversi
in cerca di cibo, era nomade, si spostava a piccoli gruppi. Quando dal
cosiddetto uomo di Heidelberg uscirono fuori, non si sa come, due gruppi
separati e ben distinti: uno più forte e abituato allo sforzo fisico, alle
temperature più basse, l’uomo di Neanderthal; l’altro, l’Homo Sapiens, veniva
da zone più calde, era meno forte, fisicamente, ma sapeva lavorare meglio i
suoi utensili, era più intelligente.
Per motivi che
non sappiamo e poi stasera è anche tardi per affrontarli, l’Homo Sapiens salì
verso nord e si trovò a disputare il terreno dove i Neanderthal vivevano già.”
“E le donne
dov’erano?”
“Le donne entrano
quando la concorrenza trai due diventa gioco di vita o morte, ma perché i
Neanderthal avrebbero dovuto soccombere?
Perché la donna
scelse chi era più adatto a fare quello che aveva scoperto, cioè il modo
migliore per sconfiggere la fame e il problema della sopravvivenza, l’Homo
Sapiens era più intelligente e meno adatto alla caccia, cioè alla sopravvivenza
di quel vecchio tipo…”
“Ma che cosa
aveva scoperto la donna?”
“L’agricoltura.”
“Ma chi te lo ha
detto? A me non risulta proprio.”
“Beh, l’uomo era
cacciatore e pescatore, stava fuori tutto il giorno per procacciare cibo, la
donna no, stava ad aspettare, sorvegliava il territorio, sicuramente aveva la
pazienza necessaria, più l’occasione di vedere cosa succedeva coi semi nella
terra, che poi era la stessa cosa che succedeva a lei. Procreavano,
continuavano la vita.”
“Forse hai
ragione.”
“Direi che tutto
combina alla perfezione. Per via della riproduzione, l’istinto più forte della
donna, chiave di volta della natura stessa, si decide che l’agricoltura è il
modo migliore anche per allevare i figli, stare tutti più vicini, insomma.
Ecco che nasce
anche l’idea della famiglia, la donna convince l’uomo che deve mettere la testa
a posto, basta coi divertimenti senza regole.
Non è che glielo
spiega, ma lo mette in pratica coi fatti.”
“E come riesce a
farcela?”
“Attraverso il
sesso, è chiaro, l’uomo ha sempre avuto
la debolezza di credere che è lui il dominatore del mondo, anche nel sesso,
poverino, ma invece l’ultima parola è sempre della donna, è lei che sceglie.
Il suo segreto è
che per lei il piacere del sesso è una roba di secondaria importanza, lo
controlla assai meglio dell’uomo.
Dopo aver scelto
l’Homo Sapiens, fatto estinguere il rozzo e ormai superato Neanderthal, sceglie
la monogamia e la fa diventare tacita legge nel mondo, perché così il nucleo
familiare si sviluppa con meno problemi, per allevare i figli funziona meglio e
così via.
Ecco che l’uomo
dà l’addio al suo passato di nomade, mentre le avventure extraconiugali
diventano fuorilegge, con effetto pressoché immediato.
Insomma la
civilizzazione iniziò così, anche se l’uomo non ne era proprio felice, almeno
salvava le apparenze.
La donna prese ad
addomesticare gli animali, non si sa se fu per primo il cane, o la capra o la
gallina, ma subito dopo è toccato all’uomo.”
“E allora perché
l’uomo ora controlla tutto il mondo, la donna ha una posizione di comprimaria,
esclusa dagli incarichi importanti e così via?”
“No, non è così,
la donna ha lasciato all’uomo il ruolo di capofamiglia e poi di capotribù e di
sindaco, o capo di stato, o quello che può essere, non per generosità, ma per
calcolo.
Tutti questi
ruoli di amministrazione del potere sono secondari, lei non lo dice, ma lo sa e
lo sa per via delle mestruazioni.”
“Che? Le
mestruazioni? Ma che c’entra?”
“La donna alla porta di uscita dell’infanzia scopre le
mestruazioni, diventa adulta molto prima dell’uomo, in più in una società come
quella italiana, l’uomo non diventa mai adulto, ma questo è un altro discorso e
manca già un quarto a mezzanotte.
Tornando alle
mestruazioni, la donna scopre prestissimo che la vita ha inizio e fine, questo
forma il suo carattere, avrà sempre i piedi per terra, lascerà i sogni di
gloria all’uomo, che invece deve dare un senso alla sua vita, occupando quei
vari ruoli di preminenza della società a cui la donna non aspira, perché ha
altro da fare, deve continuare la specie, lei.”
“Allora perché,
se la donna non da’ importanza al potere e al denaro, secondo te, cerca sempre
uomini che hanno denaro e potere?”
“Non sempre, tu
hai scelto me, non certo per il mio potere o per il mio denaro…”
“Beh, tu mi hai
sempre rassicurato con delle teorie simpatiche , a volte astruse, ma che mi
facevano vedere la vita in un altro modo…”
“Può essere, ma
io credo che tu vedessi in me, soprattutto, un potenziale buon padre per i tuoi
figli, come infatti è stato…”
“Probabilmente è
così.”
“La donna,
comunque, cerca un ambiente che gli permetta di allevare i figli senza
eccessivi problemi e quindi spesso è vero che cerca uomini con denaro e potere,
ma li vuole non per quello che rappresentano, ma solo per il futuro di una
famiglia più sicura.
“Beh, non sempre
è così.”
“No, ma ci sono
più probabilità, se c’è denaro e potere, i figli crescono più sani e più forti,
più protetti, secondo un ragionamento semplicistico ma assai seguito, almeno
sulla terra.”
“Infatti.”
“Ecco, l’uomo non
ha la risposta alla domanda fondamentale sulla vita e non la cerca nemmeno. Fa
finta e basta. In compenso cerca di sfuggire alla responsabilità, inventa gli
sport, va al club, al casinó, si fa l’amante, tutto quello che lo allontana dal
punto focale della civilizzazione lo affascina.”
“Ma allora perché
la donna, se è così intelligente, determinata e motivata, ha lasciato portare
il mondo al punto in cui sta adesso, con distruzioni ambientali, fame, povertà,
le multinazionali, le banche, il WTO e la distribuzione dei capitali in mano a
pochi e senza scrupoli?”
“Beh, la donna
ora si rende conto di essersi fidata troppo dell’uomo e vede i danni che lui ha
recato al mondo, ecco perché ha dovuto cambiare piano, da qualche anno la
tendenza si sta invertendo, lo avrai notato.
Lei deve, suo
malgrado, prendere il potere dalla parte del manico, sennò tutto va a ramengo e
chi ne farà le spese presto o tardi sarà la continuazione della specie, la sua
sfida sarà continuare ad essere madre e allo stesso tempo incollare i cocci del
mondo mezzo rotto...”
“Mi pare
spaventoso.”
“Spaventoso è
quello che l’uomo ha fatto del mondo finora, ci ha giocato come se fosse una
partita a Monopoli, senza mai pensare al dopo, alle conseguenze delle sue
stronzate, l’uomo non pensa mai alla continuazione della specie, che gliene
frega a lui? Ma la donna ora prenderà le redini ed ha tutto quello che le serve
per riuscire a salvarci, anche se non ce lo meritiamo, anche se noi faremo di
tutto per non lasciarvi gli incarichi che pensiamo che ci appartengano da
sempre, non ci credi?”
“Vorrei crederci,
o forse no, forse ho paura di crederci.”
“Beh, non c’è
bisogno di cominciare subito.”
“Si può rimandare
a domani?”
“C’è una certa
urgenza, è inutile negarlo, ma avete aspettato migliaia di anni, otto ore in
più o in meno non saranno determinanti.”
“Si va a letto?”
“Sì, certo, ma a
che ora ti volevi alzare domattina?”
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